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La Prima guerra mondiale fu senza dubbio un conflitto durissimo che impegnò uomini e mezzi per quattro lunghissimi anni.
Uno dei fronti più marcati dalla guerra fu quello contraddistinto dalle impervie montagne dolomitiche.
A raccontare quanto accadde tra il 1915 e il 1918, in quelle terre possidenti di montagne che segnarono una naturale barriera di confine, sorgono oggi diverse aree museali grazie anche al duro lavoro di alcune famiglie di recuperanti.
Tanti i percorsi storici da visitare ma, con i suoi 3000 metri di quota, il Museo della Grande Guerra sulla Marmolada si annovera come il più alto d’Europa.
LA MARMOLADA E IL SUO SEGRETO
Cosa nasconde la Marmolada e cos’è la Città di Ghiaccio?
Una storia affascinante e incredibile accaduta nel 1916, durante la guerra di trincea, che avrebbe potuto suggerire l’idea per la sceneggiatura di un film di fantasia candidato agli oscar.
Il conflitto aveva oramai travolto la Marmolada intera. Postazione strategica per eccellenza era Forcella Vu, di occupazione austro-ungarica, posta al culmine del ghiacciaio, direttamente collegata al Fortilizio imperiale di Quota 3153. Postazione difficile da mantenere visti i ripetuti attacchi delle truppe italiane, che occupavano la troppo vicina Punta Serauta. Da quella posizione, l’artiglieria italiana batteva senza sosta la soprastante Forcella Vu e ne controllava giorno e notte il ghiacciaio antistante, impedendone qualsiasi rifornimento. Le colonne di portatori austriaci non potevano che attraversare il ghiacciaio in superficie per portare viveri e munizioni in forcella, ma erano costretti per lo più a interminabili ore d’attesa nascosti nei crepacci o addirittura a tornare sui propri passi se sorpresi da bufere e valanghe.
Fu così che nell’estate del 1916 al tenente austriaco Leo Handl balenò l’idea di sfruttare il ventre del ghiacciaio perforandolo da parte a parte per raggiungere le postazioni più a monte esposte al fuoco nemico. Visti i numerosi vantaggi che comportava stare nascosti sotto la superficie del ghiaccio, nel giro di 10 mesi il tunnel originale venne diramato in un totale di 12 km di perforazioni unendo tutte le postazioni austriache della zona, che servivano oramai più che altro come postazioni di guardia, essendo stati trasferiti in apposite caverne sotto il ghiaccio tutti i dormitori, le cucine le infermerie.
Avendo scoperto che la temperatura all’interno del ghiacciaio restava sugli zero gradi centigradi e quindi più vivibile rispetto all’esterno, si era creata una vera e propria Città nel ghiaccio che poteva contenere sino a 200 soldati con il loro vivere indisturbato sotto il manto bianco tanto temuto della Marmolada.
Non risultava fossero mai state scavate gallerie nel ghiaccio, non esisteva documentazione scientifica su strumenti, tecniche e materiali. Procedendo per prove e tentativi, i soldati delle truppe alpine austro-ungariche, sperimentarono i diversi tipi di esplosivi a loro disposizione, per dare vita a quella che è poi risultata un’opera più unica che rara per epoca e contesto.
Della città di Ghiaccio oggi ne resta ben poco.
Con l’abbandono delle gallerie e la conseguente mancata manutenzione dopo lo spostamento del fronte, tutto è crollato sciolto e riformato. Il ghiacciaio è un corpo vivo che si fa e si disfa di stagione in stagione, rimescolando tra l’altro tutti i reperti lasciati dai soldati, che puntualmente con lo scioglimento progressivo riaffiorano in superficie.
Tutta l’area della Marmolada porta ancora i segni del tragico conflitto e delle sue drammatiche esistenze
Scritto da Giovanni Gava